Le muffole per terzo fuoco

“Arte bella e ingegnosa ma fallace, che di cento pezzi sei ne vengono buoni”

Così scriveva nel 1558 Cipriano Piccolpasso parlando del lustro, la raffinata tecnica di decorazione della maiolica resa celebre nel Rinascimento dalla bottega di Mastro Giorgio Andreoli. I caratteristici riflessi oro e rosso rubino delle ceramiche lustrate non dipendevano solo da un impasto a base di ossidi metallici, terra d’ocra e aceto. Era necessario cuocere il manufatto decorato una terza volta, a temperature molto più basse delle precedenti e in una fornace apposita detta muffola. Il segreto dell’impasto, del dipingere, dell’infornare e del cuocere era gelosamente custodito perché da esso dipendeva la fama e la fortuna economica della bottega stessa.

Nel suo trattato intitolato Li tre libri dell’arte del vasaio, il Piccolpasso, storico e artista originario di Casteldurante (attuale Urbania), rivelò in parte i segreti dell’arte di Mastro Giorgio, avvalendosi della testimonianza di Vincenzo Andreoli, conosciuto come Mastro Cencio, figlio di Mastro Giorgio. La fornace per il lustro, descritta e disegnata dal Piccolpasso, era una costruzione in mattoni a pianta quadrata di piccole dimensioni. Si sviluppava in verticale ed era costituita da un ambiente con due archi disposti a croce, su cui poggiava la camera di cottura: un cilindro aperto in alto e forato tutto intorno. Gli oggetti venivano infornati dall’alto nel cilindro, il combustibile invece veniva introdotto in basso, nella bocca del forno collocata alla base della costruzione.


“le sue legne siano pali o rami di salice secchi e sciutti; con queste si facci tre ore di fuoco il che fatto quando la fornace comincerà a mostrare un so che del chiaro allora abbiansi ginestre e con queste faccesi una ora di fuoco”


Le ginestre producevano una fiammata improvvisa e generavano una notevole quantità di fumo all’interno del forno. L’ossigeno diminuiva e gli ossidi metallici, presenti sulle superfici degli oggetti infornati si ritrasformavano in metalli originari, fissandosi nello smalto sottostante ammorbidito dalle basse temperature. Presso il Museo Opificio Rubboli di Gualdo Tadino è possibile ammirare quattro esemplari di muffole per il lustro, riprodotte da Paolo Rubboli alla fine dell’Ottocento seguendo le indicazioni del trattato cinquecentesco del Piccolpasso.

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